Riprendiamo e pubblichiamo dal sito internet della Diocesi di Orvieto-Todi l’intervista al presidente dell’Opera del Duomo di Orvieto, Ingegner Andrea Taddei, pubblicata sul settimanale di informazione dell’Umbria “La Voce”

Al rinnovo, nel dicembre scorso, del Consiglio di amministrazione dell’Opera del Duomo ha fatto seguito, a distanza di pochi giorni, l’elezione al proprio interno del presidente, l’ingegner Andrea Taddei. A seguire, è giunto il decreto di nomina da parte del Ministero dell’Interno. Abbiamo incontrato il neo-presidente, rivolgendogli alcune domande sull’incarico a lui affidato e sul lavoro che lo attende, insieme al Cda.

Come ha accolto questa nomina?

«Lo spirito con cui ho accettato di far parte del consiglio dell’Opera del Duomo di Orvieto è quello del servizio. Oggi troppo spesso le nostre scelte seguono un modello basato sulla convenienza, sul ‘ritorno’ o sull’apparire. Avevo già diversi impegni oltre a quello lavorativo, ma non ho esitato di fronte alla richiesta di mettermi a disposizione per la gestione del Duomo, perché per me è una delle forme più alte di servizio a cui rispondere in questo momento della mia vita. Successivamente alla nomina di consigliere si è aggiunta quella di presidente, un ulteriore onere e onore. Oggi, a distanza di qualche mese, sono a confermare che è un onore presiedere un Consiglio che si è dimostrato fin dal suo insediamento ricco di competenze, professionalità e umiltà. Dote, quest’ultima, indispensabile per poter procedere senza il rischio di chiudersi nei palazzi della rappresentanza. In tre parole sintetizzo così la risposta: ho accolto la nomina con entusiasmo, gratuità e umiltà, nello spirito del servizio».

Duomo e pandemia: quali le maggiori difficoltà in questo difficile tempo?

«Vedere piazza Duomo percorsa solo dalle folate del vento, illuminata ma senza alcuna ombra di turista che si stende sul pavimento, è molto atipico, desolante e desolato. Purtroppo il Duomo, i musei e tutti gli esercizi che insistono su una delle piazze più belle e ricche di storia in Italia sono vuoti da diversi mesi, chiusi al pubblico e in attesa di poter accogliere nuovamente fedeli e turisti. La chiusura ha comportato anche per l’Opera una riduzione delle entrate economiche, oltre a quelle di visitatori e fedeli: una riduzione non ancora critica, ma significativa. Le difficoltà sono quotidiane, dal riprogrammare al meglio i turni e gli orari per i dipendenti a cercare nuove forme per promuovere il duomo e il museo. In questo momento in cui tutto sembra muoversi al rallentatore, vogliamo approfittare per ritrovarci insieme, Consiglio e dipendenti, per analizzare e valutare difficoltà e prospettive, in modo da essere pronti non appena si riapriranno le porte della nostra Cattedrale e del nostro Museo».

In concreto che cosa sta progettando o facendo oggi l’Opera del duomo?

«È questo il momento per programmare, progettare interventi e manutenzioni, per migliorare in efficienza e in accoglienza. Partiamo dallo Statuto per capire quale sia la missione principale dell’Opera, ovvero la tutela, la promozione e la valorizzazione della Cattedrale. È nostra intenzione approfittare di questo tempo particolare per riprendere e aggiornare l’inventario delle opere di nostra proprietà. Altro aspetto è la messa in sicurezza ,oltre alla Cattedrale, degli edifici e delle nostre proprietà, per evitare di incorrere in situazioni critiche per mancata cura del patrimonio. Potrei stilare un elenco molto lungo di buoni propositi e progetti, ma ritengo sia più saggio fare piuttosto che proclamare, realizzare piuttosto che annunciare. Serve determinazione, professionalità e coesione tra i consiglieri, tra e con i dipendenti; solo così l’Opera può veramente prendersi cura del Duomo e ‘operare’ – come dice il nome – per il bene comune».

Insieme al Cda, come pensate di rendere il Duomo, oltre che luogo turistico, vera “casa di preghiera”?

«Il Duomo è la cornice di una Presenza rivelata e incarnata, quella di Gesù nell’Eucarestia, suo corpo e suo sangue. Chi entra in Duomo, prima di alzare lo sguardo per contemplarne la bellezza, dovrebbe essere pervaso dalla forza del miracolo eucaristico, respirare lo Spirito del Cristo che si è fatto dono per tutti. Il suo corpo e il suo sangue sono lì per tutti, fedeli e non, in memoria e per sempre. Se, attraverso una nuova comunicazione, fatta con i moderni supporti e canali di comunicazione, oltre alla cornice riusciremo a mettere in evidenza anche il quadro che è all’interno – il miracolo eucaristico -, allora questo Cda avrà compreso e attuato pienamente il mandato dello Statuto come indicato al punto A. Quale migliore ‘valorizzazione della Cattedrale’ se non riportare al centro la missione per la quale è stata costruita, ovvero custodire il miracolo eucaristico, rimettendo al centro l’Eucarestia nella vita della Chiesa? Questo penso e questo voglio cercare di fare nel corso del mio mandato».