Giornata di studi sul Duomo, un cantiere in Opera per conservare e valorizzare

Giornata di studi sul Duomo, un cantiere in Opera per conservare e valorizzare

Giornata di studio, giornata importante. Per ripercorrere il recente passato. E, soprattutto, affrontare il futuro. Un viaggio dentro – ma anche sopra, dietro, intorno – alla cattedrale e alle opere che competono all’Opera. Per tracciare il punto e cogliere i molteplici spunti in materia di salvaguardia, custodia e valorizzazione. “Il Duomo e l’Opera del Duomo di Orvieto all’inizio del Duemila“, il tema declinato a più voci venerdì 30 settembre al Museo Emilio Greco di Orvieto, appena arricchitosi della donazione di 72 opere – due gessi e un bronzo, esposti nell’immediato, tra bassorilievi e sculture a tutto tondo di materiale diverso – che Antonella Greco (Università degli Studi “La Sapienza” di Roma), figlia del maestro, autore delle porte della cattedrale, ha voluto fare alla Fabbriceria.

Un atto di fiducia” lo ha definito l’onorevole Gianpiero Bocci, sottosegretario del Ministero dell’Interno, nell’idea che “le cose belle si consegnano solo nelle mani di chi può mostrarle, sapendo di custodire un tesoro“. Così come l’organo monumentale, che a novembre sarà finalmente riconsegnato alla città. “In Umbria ce ne sono tanti che, da soli, meriterebbero un’attenzione particolare. Siamo una delle regioni che può vantare una storia così ricca. Dobbiamo continuare a credere che sviluppo e crescita dipendono dal recupero e dal restauro del patrimonio. È la più grande industria che abbiamo. In questi anni, l’Opera ha costruito le condizioni per la manutenzione e la valorizzazione della cattedrale, in armonia e grande sinergia con la Soprintendenza“.

Sul Duomo – ha esordito monsignor Benedetto Tuzia, vescovo della Diocesi di Orvieto-Todi – non si straparla. Non c’è mai un eccesso. È bello sostare più volte di fronte ad esso e merita questo prolungato parlare. C’è un legame profondo con la città. Testimonia e riafferma la buona gestione di un patrimonio da tramandare. Per la comunità cristiana è un anche luogo liturgico, frutto di una fede autentica, così come strumento liturgico è il suo organo. L’affetto per tanta bellezza invita a recuperare i sensi più profondi di questa casa della fede. Qui, attività artistica e qualità spirituali si fondono, c’è un segno esterno della grazia, una teologia visiva che siamo invitati a contemplare. La cattedrale è quasi una lectio divina, una contemplazione amorosa di ciò che è scritto sui quei marmi. Un fuori scala architettonico che rinvia a quello dell’Eucarestia, vetta di un eccesso di amore, un fuori misura così straripante che ci fa custodi di un gigantesco gioiello. Il compito è quello di trasferire intatta questa bellezza che ci è stata consegnata“.

In due anni e mezzo di mandato – ha aggiunto il sindaco Giuseppe Germanic’è stata una grande collaborazione tra Comune e Opera del Duomo, elemento fondamentale perché il sistema città possa funzionare. Ringrazio l’onorevole Bocci per l’attenzione, il vescovo Tuzia per l’invito ad andare oltre la fisicità, la presenza dell’Ordine degli Architetti e l’assessore Martino che con me segue il futuro di urgenze culturali in attesa di essere riaperte quali la Chiesa di San Lorenzo in Vineis, all’interno del cimitero, e quella di San Francesco. Un altro simbolo come il Pozzo di San Patrizio costituisce una delle forme di ‘entrate’ maggiori, da mettere in circolo. La cultura, dunque, è qualcosa di vivo in grado da sola di creare risorse“.

Quindi, la relazione introduttiva dell’avvocato Francesco Venturi, presidente dell’Opera del Duomo di Orvieto nel corso della quale è stato sottolineato come l’ente sia considerato tra le realtà principali non solo al livello nazionale. “Condividiamo le stesse problematiche – ha detto – e non possiamo immaginare le grandi città senza cattedrale, così come dobbiamo riconoscere che la centralità di Orvieto, quello che la fa conoscere all’estero, è il suo Duomo“. L’Opera è proprietaria anche di immobili e terreni. L’excursus storico fornito ha mostrato come ancora oggi il contesto normativo entro cui muoversi è sostanzialmente lo stesso, a partire dal reperimento di fondi. “I numerosi interventi fatti in questi anni, sono stati sostenuti interamente dall’Opera con notevoli importi di spesa che hanno consentito la salvaguardia della facciata, l’installazione di un sistema anti-piccioni, una migliore illuminazione. I progetti riguardano anche il secondo piano della sede e del Museo Emilio Greco. Non solo conservazione, dunque, ma anche valorizzazione attraverso eventi, convegni e gestione di luoghi“.

Numerosi, gli interventi alternatisi nel corso della sessione di carattere scientifico, moderata dal consigliere dell’Opera del Duomo, Giuseppe Maria Della Fina. “I manuali di storia dell’arte – ha sottolineato Caterina Bon Valsassina, direttore generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio – inseriscono, a ragione, il Duomo di Orvieto tra i principali monumenti d’Italia. Il lavoro di conservazione è notevole, anche se a volte non si vede. Sono lieta di constatare che si sta andando avanti, sviluppando un certo tipo di attenzione, anche con risorse contenute“.

Senza tutela – ha ribadito Mario Squadroni, direttore della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica dell’Umbria e delle Marche – non può esserci alcuna conservazione. È un’attività costante. La frequenza dell’ordinario limita interventi straordinari“, anche su un edificio che Vittorio Franchetti Pardo (Università degli Studi “La Sapienza” di Roma) passando in rassegna le nuove acquisizioni sulla storia architettonica del Duomo non ha esitato a definire come “una sorta di coagulo identitario, artistico e religioso“. “Qui più che altrove – ha detto – questi valori sono radicati. Orvieto e il suo Duomo sono vivacemente percepiti come un tutt’uno che incarna la comunità civile e religiosa“.

Il Duomo di Orvieto: restauro e conservazione” è stato il tema intorno al quale ha ruotato l’intervento dell’architetto Maurizio Damiani (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria) che ha ripercorso alcuni dei più importanti interventi degli ultimi dieci anni, molti dei quali in collaborazione con Enea. Dalla collocazione nel 2009 della Maestà sul portale maggiore, al restauro nel 2012 del paramento lapideo, lato nord, e ancora nel 2014 il posizionamento di una copia della statua di San Michele Arcangelo, l’originale era stato rimosso nel 2002, fino al restauro dei mosaici della facciata. Con un pronto intervento ad aprile 2014 e il cantiere verticale nell’estate 2015. “I primi dati del monitoraggio sismico in corso da aprile 2013 – ha annunciato – consigliano interventi di miglioramento per contenere il quadro di micro fessurazioni presenti sulla struttura. Dall’aumento della cerchiatura dei pilastri al collegamento della navata al transetto e a quello delle capriate in legno alla muratura. Nel 2017, inoltre, dovrà essere realizzata una nuova ispezione sulla facciata per monitorare i mosaici. Si stanno poi valutando la dimensione e il fissaggio ai marmi dei vetri posti alla base dei bassorilievi alla fine degli anni ’80“.

Ad aprire la sessione pomeridiana, l’approfondimento sul contributo dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro relativamente a progetti e restauri. “Davvero tanti – ha osservato Gisella Capponii lavori svolti in questi anni. Delle 137 persone che attualmente fanno parte dell’Istituto, sono 53 quelli che a vario titolo hanno collaborato con il Duomo di Orvieto. Questi numeri danno la misura della sinergia che si è stretta. Tra gli interventi principali, ricordiamo nel 2006 il restauro di un rilievo in terracotta smaltata proveniente dal Museo del Duomo; nel 2011 e 2013 i cantieri didattici che hanno interessato la collezione di maioliche e ancora nel 2014/15 la testa del modello in argilla della statua di San Tommaso, opera di Ippolito Scalza, che sarà presto oggetto di un convegno specifico. E ancora: il reliquiario del Corporale, che a breve richiederà un nuovo intervento per la fragilità dei suoi smalti, che risentono dei minimi sbalzi di temperatura; la tela di Cesare Nebbia ‘La Resurrezione di Cristo’ a cui è stata applicata una sottilissima pellicola pittorica, una rete in poliestere, finalizzata al miglioramento dell’immagine; le nuove tecnologie applicate alla conservazione con il basamento antisismico di San Michele Arcangelo e la realizzazione della copia in resina. Per quanto riguarda i parati liturgici storici del M.O.D.O., si sono susseguiti interventi di conservazione e restauro (1986-2012), la schedatura tecnico-conservativa (2003-2012), progetti espositivi temporanei (2006-2015), divulgazione dei dati. Nel 2011, dodici allievi hanno partecipato ai cantieri didattici relativi ai materiali lapidei. Presto, sarà restituito il Paliotto di San Domenico e siamo pronti a far sì che questa collaborazione prosegua“.

Hanno ripercorso l’intervento d’urgenza eseguito, dopo lo studio preliminare, per il restauro dei mosaici della facciata relativi all’incoronazione della Vergine sulla cuspide del Duomo, ma non solo, perennemente esposti agli agenti atmosferici, Giulia Pompa e Martina Pavan (Ma.Co.Rè. Snc), ripercorrendo le fasi salienti di un’operazione che ha restituito splendore e tessere mancanti.

Anticipazioni sul lavoro in dirittura d’arrivo che sta interessando l’organo monumentale – il più grande, presente in Umbria – le ha fornite l’organaro Alessandro Giacobazzi. In questi giorni è in corso la registrazione dei suoni e per novembre è attesa l’inaugurazione ufficiale, che arriva dopo un lavoro lungo e complicato. “Alle problematiche note alla memoria storica – ha spiegato – si sono aggiunte altre legate ai danneggiamenti dei tarli e all’usura. La situazione di partenza era uno strumento già muto da due anni. È stato realizzato un soppalco in legno, sopra la Cappella del Corporale che ospita i mantici e funge da cassa armonica. Il lavoro di manutenzione straordinaria ha previsto anche il rifacimento completo degli impianti e la liberazione della cantoria“. “Uno strumento – ha convenuto il Maestro Nello Catarcia, organista titolare – che dopo oltre quarant’anni torna efficiente, come non mai“.

È stata quindi la volta di Laura Andreani, responsabile dell’Archivio e della Biblioteca dell’Opera del Duomo, dove si conservano “tesori di carta, il cui aspetto forse modesto è inversamente proporzionale alla valenza storica che ricoprono. L’Archivio accompagna la vita dell’ente con documenti, dal ‘300 ad oggi, di rilevanza pratico-giuridica, prima ancora che culturale. Si parla di oltre 4000 pezzi. La Biblioteca, costituita a fine ‘800, conta invece circa 13.000 unità che testimoniano una tradizione antica, comprensiva di lasciti e atti di generosità da parte di personaggi illustri. Negli ultimi dieci anni, d’intesa con la Soprintendenza Archivistica, si è incentivata la fruizione e la valorizzazione di questo patrimonio anche attraverso sistemi di digitalizzazione. Non solo memoriali e contratti ma anche le registrazioni contabili in uscita con i pagamenti ad Andrea Pisano nel 1347 e lo Statuto del 1421. All’Archivio – corrente, di deposito, storico e la fototeca in fase di costituzione – vanno aggiunti i cosiddetti archivi aggregati. Ovvero Cartari-Cohelli-Febi, Accademia ‘La Nuova Fenice’ e Sottocomitati per il Congresso Eucaristico del 1896 e la recente donazione dell’architetto Renato Bonelli. Nella Biblioteca, invece, confluiscono Collezione Bracci, Accademia ‘La Nuova Fenice’, Lascito Lucio Urbani, Lascito Renato Bonelli, Donazione Ambasciatore Marcello Guidi, Donazione Jader Jacobelli, Donazione Carlo Maria Zandralli, Fondo Opera del Duomo. A novembre, è atteso il secondo convegno internazionale con Sismel Firenze“.

Dieci anni di meraviglie” sono stati ripercorsi da Alessandra Cannistrà, curatrice del Museo dell’Opera del Duomo, partendo da un momento di “grande fervore e intensità di azioni tese a restituire alla fruizione veri e propri tesori” come il 2006. Quando, cioè, riprende e si rinnova la storia del Museo dell’Opera del Duomo, iniziata nel 1882 ma interrottasi nel 1989 con la chiusura delle sale di Palazzo Soliano. “Con la mostra ‘Le Stanze delle Meraviglie’ – ha ricostruito – si aprono i Palazzi Papali più antichi e si restituiscono al pubblico i capolavori di questa importante raccolta. Un’operazione culturale strategica che lega il rilancio del museo al circuito dei visita del Duomo, all’epoca della Cappella di San Brizio, con la formula del biglietto unico. Il museo come completamento di visita alla cattedrale. L’integrazione con la città si potenzia con la creazione della sede distaccata del museo nella Chiesa di Sant’Agostino. Dalla creazione dell’acronimo M.O.D.O. nella formulazione grafica dell’architetto Piergiorgio Maoloni all’apertura nel 2007 di nuovi spazi del museo quali la Sala delle Sinopie e la Galleria degli Affreschi, con 231 opere restaurate ed esposte. E ancora, nel 2013 l’inaugurazione degli antichi magazzini sotto la nave traversa. Uno spazio destinato a raccontare la storia avvincente del cantiere e della fabbrica del Duomo. C’è, infatti, un nuovo progetto innovativo che cerca mecenati. L’anno successivo è la volta della Libreria Albèri. Tra i tanti progetti, anche la creazione del cosiddetto AltroMODO, per promuovere l’attività del nuovo museo accolto nel Sistema Museale Regionale attraverso il dialogo con la realtà del contemporaneo. Valorizzazione e didattica sono oggi al centro dell’offerta, insieme al progetto ‘Arte Accessibile‘ che ogni anno aggiunge un nuovo tassello. Nuovi volumi sono in preparazione, così come gli eventi previsti per il 2017 in occasione del quarto centenario della morte di Ippolito Scalza, un orvietano nel solco di Michelangelo“.

Guardando al futuro, il rapporto con il mondo della scuola è finora passato anche per quattro progetti – di orienteering teologico ed artistico per decifrare il simbolismo cristiano nella Cappella del Corporale, nella Cappella Nova; sui temi escatologici che costituiscono il motivo conduttore nei cicli pittorici della facciata; la Cappella del Corporale e la storia della salvezza; la Notte Bianca della Cultura – e due concorsi – “Il Corpo Incarnato e Redento: l’Umanesimo Cristiano nella Cappella Nova” e “VirtualDuomo” – che hanno coinvolto a vario titolo l’Istituto Comprensivo Orvieto-Baschi, l’Istituto Comprensivo Orvieto-Montecchio, l’Istituto Omnicomprensivo Alto Orvietano, l’Istituto di Istruzione Superiore Artistica Classica e Professionale – Liceo Classico e delle Scienze Umane. Si è soffermata sul “Laboratorio Duomo“, Caterina Leonardi, che ha ribadito come e quanto si apprenda, facendo. “Gli esperimenti di didattica ludica – ha spiegato – hanno dimostrato come il gioco sia un’esperienza ricca di stimoli che attraverso il divertimento favorisce lo sviluppo cognitivo. Il valore strategico è nel frutto dell’incontro tra persona e realtà, l’apprendimento non prescinde dagli stati emotivi, in risposta a quello che viene definito analfabetismo ideologico“.

A Marica Mercalli, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, infine, il compito di tirare le fila di una lunga giornata dedicata al Duomo e ai suoi cantieri. “La sfida di creare un ufficio unico che monitori tutto – ha concluso – implica la necessità di una collaborazione, di una costante manutenzione programmata e scelte comuni. La Soprintendenza mette a disposizione il proprio ruolo attivo nella direzione della valorizzazione di questo enorme patrimonio. A partire dal ricollocamento delle Statue degli Apostoli lungo la navata“.