L'Opera,
attraverso i suoi officiali è sempre presente nel cantiere
ed esercita la sua supervisione e controllo su ogni tipo di
attività e lavorazione, fino al punto di scandirne i
ritmi, ricorrendo, a metà del XIV sec., ad uno strumento
modernissimo: un orologio meccanico, il primo documentato in
Europa; posto sulla torre che delimita l'area del cantiere,
esso trasforma il tempo medioevale in tempo moderno, ovvero
economico, legato alla produzione e al guadagno.
Il numero crescente di manodopera impiegata nell'edificazione
del Duomo determina, infatti, l'esigenza di una scansione temporale
più precisa per fissare in modo più rigido l'orario
di lavoro e controllare così la puntualità dei
lavoranti.
Nel 1347 l'Opera commissiona al maestro
orologiaio Francesco di maestro Orvietano il meccanismo dell'orologio,
realizzato, fondendo 285 libbre di ferro, da tre fabbri e otto
lavoranti generici. L'anno successivo viene aggiunto un automa
di bronzo per battere le ore, il quale raffigura un Dottiere
nell'abito tipico degli inservienti della Fabbrica, con lo stemma
sul petto (mentre il ridicolo cappello è opera moderna
in sostituzione dell'originale andato perduto). |
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Compito dell'officiale della
dòtta (termine che indica piccoli intervalli di tempo),
che fa la sua comparsa proprio in questi stessi anni, è
quello di registrare non solo le presenze e le assenze dei lavoranti,
ma anche i loro ritardi, che comportano delle detrazioni dal
salario, pagato dal Camerlengo dell'Opera ogni sabato, sulla
base di tali registrazioni.
Il Dottiere, oltre a verificare il rispetto
o meno degli orari di lavoro, deve anche proibire ai lavoranti
di perdere tempo parlando tra loro e sorvegliare quelli che
parlano male della Fabbrica, disdegnano i loro compiti.
A maggiore specificazione del ruolo svolto da questo personaggio
nell'ambito del cantiere, un motto fuso sulla cinta dell'automa,
recita: "Da te a me campana furo i pati, tu per gridar
e io per fare i fati", a cui la campana risponde: "Se
vuoi ch'attenga i pati dammi piano, se no io cassirò
e darà invano", chiara allusione questa alla
richiesta, da parte degli operai, di un lavoro meno duro.
Solo recentemente, per un adattamento fonetico del termine originario
ariologium de muricçio, ovvero del cantiere, l'automa
sarà chiamato dagli orvietani "Maurizio". |
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