Nel corso
del '300 la Fabbrica diventa un importante punto di riferimento
nella vita quotidiana cittadina come luogo di sperimentazione
tecnologica e di centro economico, impiegando nel suo cantiere
oltre duecento lavoranti, soprattutto locali.
All'edificazione della cattedrale prendono parte, infatti, categorie
diverse di manodopera, da quella generica e giornaliera a quella
fissa e altamente specializzata, inserita o meno in una corporazione.
Molte sono le qualifiche, le professioni ed i mestieri (142ca,
censiti tra 1321 e 1450); si tratta perlopiù di persone
appartenenti al settore dell'edilizia, come muratori e manovali,
ma anche di lavoranti senza una precisa qualifica professionale,
chiamati a lavorare ovunque e con qualsiasi mansione; tra essi
probabilmente sono compresi lapicidi e spaccapietre a cottimo,
addetti alla preparazione delle pietre ricavate dalle cave.
Gli artigiani ed operai qualificati sono
soprattutto fabbri, che producono e riparano gli attrezzi, segatori
di marmo e legname, falegnami, che si occupano delle impalcature
e dei ponteggi e vetturali, per il trasporto dei materiali.
Fino alla metà del XIV sec. è documentata anche
la presenza delle donne, addette al trasporto della pietra e
della terra.
Il problema dell'organizzazione del lavoro è fondamentale
in un cantiere di così grandi dimensioni , dove coesistono
lavorazioni diverse, ciascuna svolta, per motivi logistici,
in luoghi particolari, che si configurano come "microcantieri"e
richiedono competenze diverse. |
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Oltre al Duomo in costruzione,
altri luoghi di lavoro sono ubicati nella piazza:
una fornace per la cottura del vetro, posta tra la tribuna della
chiesa e il Palazzo Vescovile, i laboratori di tarsie lignee
e della fusione del ferro, al pianoterra del Palazzo Soliano,
la fornace per la calcina ed il laboratorio del mosaico, al
pianterreno del Palazzo dell'Opera e
la loggia degli scalpellini e dei maestri della pietra, di fronte
al Duomo. Da ricordare sono anche i cantieri extraurbani, sorti
nei luoghi di estrazione dei materiali o lungo le vie di trasporto.
A coordinare i lavori del "grande
cantiere" è chiamato il capomaestro, progettista,
costruttore dotato di una naturale predisposizione per l'architettura;
alcuni maestri o manovali svolgono invece il ruolo di capogruppo,
occupandosi della riscossione e ridistribuzione del salario
per ogni squadra di lavoranti.
Quella della squadra è infatti la forma tipica di organizzazione
del lavoro, del tutto simile a quella delle corporazioni; il
gruppo, con una sua gerarchia interna, trova i suoi elementi
unificanti nel tipo di lavorazione o nell'uso di particolari
strumenti e attrezzature oppure nei vincoli di parentela tra
gli operai.
L'idea generale è dunque quella
di un progetto unitario ben preciso, che, trovando nell'Opera
un elemento di raccordo, si avvale di un lavoro d'equipe, ma
al tempo stesso di una suddivisione di compiti e qualifiche
che ricorda la distinzione delle arti nelle diverse botteghe
della città, nel cui contesto il cantiere sembra inserirsi
perfettamente. |
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