Il nuovo
Museo dell'Opera del Duomo, obiettivo primario dell'attuale
e del precedente Consiglio di Amministrazione, è una
struttura espositiva fondata su una "selezione critica"
dei pezzi più significativi delle collezioni (200 opere
su un totale di 2000), scelti per il particolare valore storico-religioso
(soprattutto in riferimento alla cattedrale) e per l'alta qualità
artistica ed inseriti in un percorso museale continuo, articolato
in uno spazio ampio e composito.
Il progetto di allestimento - elaborato da una commissione scientifica
costituita nel 1996 e coordinata da Renato Bonelli, Professore
emerito dell'Università di Roma La Sapienza - è
"ispirato ai principi della continuità storica e
dell'unicità della rappresentazione museale" (R.
Tiberi); comprende una serie di edifici distinti, realizzati,
in epoche diverse, intorno al Palazzo Vescovile, nucleo edilizio
più antico: i Palazzi Papali di Urbano IV, di Gregorio
X, di Martino V ed il Palazzo Soliano (o di Bonifacio VIII),
tra i quali verrà predisposto un collegamento in corso
di progettazione.
Un complesso monumentale di tale importanza,
così storicamente ed artisticamente "stratificato",
non potendo essere ridotto a mero contenitore di opere d'arte,
è stato sapientemente integrato nel Museo, nel pieno
rispetto e valorizzazione delle peculiarità dei vari
ambienti e corpi di fabbrica, criterio, questo, seguito anche
per l'organizzazione dei percorsi di visita.
Tutte le pitture, sculture, oggetti d'arte ed arredi sacri facenti
parte delle collezioni dell'Opera, sono stati disposti, nel
progetto, secondo un ordinamento cronologico e tipologico e
suddivisi in due grandi gruppi. Di quest'ultimi, il primo, ospitato
nei Palazzi Papali, è costituito dalle opere del periodo
medioevale e del primo Rinascimento, tra cui spiccano la Madonna
in trono con Bambino ed Angeli reggicortina, attribuita al pittore
fiorentino Coppo di Marcovaldo (1270ca), il Polittico di S.
Domenico (1321ca) ed il pannello centrale del Polittico di S.
Francesco (1320 ca), entrambe opere di Simone Martini, le piccole
statue acefale dei due Accoliti, di Arnolfo di Cambio (1282
ca), e alcuni capolavori della statuaria trecentesca, come il
Cristo Eucaristico, la Madanna in piedi con Bambino, l' Angelo
acefalo di Andrea Pisano (1347-8) e la Madonna in trono col
Bambino, della bottega di Nino Pisano (1347-8), oppure, secondo
una recente attribuzione, opera di uno degli scultori dei rilievi
della facciata attivo all'inizio del XIV sec. |
|
In questa sezione del Museo
sono collocati anche gli splendidi lavori dell'oreficeria senese,
primo tra tutti il Reliquiario del cranio di S. Savino, eseguito
da Ugolino di Vieri e Viva di Lando nel 1340; i
due disegni in pergamena della facciata (fine XIII sec.;
inizio XIV sec.) hanno un posto di rilievo al piano superiore
dei Palazzi Papali, dove sono collocate anche numerose opere
pittoriche, dalla piccola tavola della Madonna col Bambino e
quattro Santi, attribuita a Lippo Vanni alla Maddalena eseguita
dal Signorelli nel 1504. A conclusione della sezione Medioevale
sono esposte alcuni parti del coro ligneo trecentesco.
Nel Palazzo Soliano trovano posto l'altro
gruppo di opere, quelle dal pieno Rinascimento fino a tutto
l'Ottocento; in particolare le grandi pale d'altare realizzate
nei secoli XVI- XVII da Giovanni Lanfranco, Girolamo Muziano,
Federico Zuccari, Cesare Nebbia, il Pomarancio, i disegni eseguiti
da Ippolito Scalza per la trasformazione dell'interno
del Duomo (1571- 95), per la mostra lignea dell' organo
(1582) e per il campanile, i disegni di Cesare Nebbia per la
trasformazione degli affreschi della
tribuna (seconda metà XVI sec.) sono tutti disposti,
insieme ad altri bozzetti e modelli, nella c.d. "teca",
una struttura in legno, organizzata su due livelli, progettata
dall'arch. Prof. Sandro Benedetti e posta al centro del grande
salone al piano superiore del palazzo; in questo modo le pareti
sono lasciate libere e se ne potrà apprezzare i particolari
architettonici e spaziali.
Il pianoterra accoglie un gruppo scultoreo
di particolare bellezza e importanza, l'Annunciazione di Francesco
Mochi (1603-9) e la serie degli Apostoli e Santi, le grandi
statue manieriste rimosse dal Duomo alla fine del XIX sec.,
opera di Raffaello da Montelupo, Francesco Mochi, Francesco
Toti, Giovanni Caccini, Bernardino Cametti, Pierre Franqueville,
su modello del Giambologna, e Ippolito Scalza.
Grazie ai più moderni criteri di allestimento, il nuovo
sistema espositivo garantisce un'ottimale conservazione, valorizzazione
e fruizione del ricco patrimonio museale e della prestigiosa
sede, confermando ancora una volta il ruolo storico di promotrice
culturale e attenta committente dell'Opera del Duomo di Orvieto. |
|