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Nata per serbare la perpetua memoria
del Miracolo Eucaristico di Bolsena
(1263) custodendo degnamente la reliquia del Sacro lino, la
Cappella del SS.mo Corporale rappresenta, con l'intero schema
decorativo, un atto di riverenza verso il Corpo di Cristo
e la piena affermazione del culto eucaristico ad Orvieto nel
tardo Medioevo.
I Soprastanti dell'Opera deliberarono la costruzione della
Cappella nel 1350, scegliendo la testata nord del transetto;
il nuovo ambiente, a pianta trapezoidale, fu innalzato sopra
gli speroni e gli archi rampanti del Maitani e completato
nel 1356 ca.
La decorazione pittorica iniziò l'anno successivo e
fu affidata al maestro orvietano Ugolino di Prete Ilario,
tra i primi pittori attivi nel Duomo, il quale, successivamente,
affrescò le pareti della tribuna
(1370-84).
Insieme ai suoi aiuti (fra' Giovanni di Buccio Leonardelli,
Petrucciolo di Marco, Domenico di Meo, Antonio di Andreuccio
e Pietro di Puccio), i quali ebbero probabilmente un ruolo
piuttosto limitato, visto che l'unica firma presente è
quella di Ugolino, il maestro avviò il ciclo pittorico
dalle volte, traendo sicuramente ispirazione, per l'impianto
compositivo delle scene e per i soggetti della parete di destra,
dagli smalti del Reliquiario, che dal 1338 conservava il Corporale.
Terminati i lavori l'otto giugno del
1364, come precisato allo stesso Ugolino nella sua "sottoscrizione"
posta sulla parete dietro l'altare, stando alle notizie del
Fumi, si aprì per gli affreschi della Cappella una
nuova e brevissima stagione tra il 1494-5, quando gli artisti
Crisostomo da Orvieto, Giulio di Nicola orafo, fra' Tommaso
da Cortona e Jacomo da Bologna intervennero nella parete più
vicina all'ingresso, forse tralasciata o non completata da
Ugolino, oppure in cattivo stato di conservazione.
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Nel corso dei secoli la Cappella
subì alcune modificazioni, soprattutto nel periodo barocco
e manierista. Nel 1561 fu messo in opera il Sepolcro di Orsino
e Rodolfo Marsciano (parete destra), opera attribuita al
Sanmicheli e al Montelupo, mentre nel 1571 Ippolito Scalza scolpì
la Tomba del vescovo Sebastiano Vanzi; sono opere cinquecentesche
anche le tavole in marmo rosso con la storia del Miracolo di
Bolsena, collocate nella parete destra, eseguite sempre dallo
Scalza (1601-2).
Nel XVIII sec. furono aggiunte ai lati dell'altare due statue
di Arcangeli di Agostino Cornacchini (1729).
E' a metà dell'Ottocento che si
registrano gli interventi più "invasivi", ovvero
quei restauri delle pitture che tolsero "a tutta la Cappella
il suo carattere" (L.Fumi). Inviati dal pontefice Pio IX
perché provvedessero a recuperare gli affreschi trecenteschi
molto deteriorati, i pittori Antonio Bianchini e Luigi Lais,
espontenti del gusto purista, allora imperante, lucidarono le
antiche pitture per rifarle sopra i loro lucidi, ma il risultato
fu un'alterazione delle forme originarie, una sorta di "contraffazione",
a lungo lamentata dagli storici dell'arte, dello stile e del
colore di Ugolino.
Il restauro degli affreschi, eseguito nel 1975-78, con la scoperta
delle sinopie ha permesso di constatare che i deplorati interventi
ottocenteschi non sono stati così invasivi come supposto.
Le sinopie, distaccate durante il restauro, sono ora conservate
nel Museo dell'Opera del Duomo.
Tra il secondo e terzo decennio del Novecento fu inoltre realizzato,
su progetto dell'arch.Ugo Tarchi, un nuovo altare in marmo e
transenne di bronzo dorato, collocato sotto l'arco della parete
sinistra della Cappella e recentemente rimosso per ospitare
il Reliquiario del Corporale. |
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