Esprimendo
una concezione spaziale e decorativa profondamente diversa rispetto
all'interno sobrio e spoglio del Duomo, la Cappella Nuova, con
la sua "opulenza figurativa" (J.Riess), costituisce
una delle testimonianze più rappresentative della pittura
rinascimentale italiana.
Edificata tra il 1406 e il 1425 sfruttando le trecentesche strutture
di sostegno del transetto, la Cappella si apre sulla testata
meridionale della nave trasversa, al posto della vecchia sacrestia
e di una delle cappelline semicilindriche della navata laterale
(appartenente ai Monaldeschi), facendo pandant con la
Cappella del SS.Corporale.
Malgrado la letteratura sul Duomo sia discorde sull'identificazione
dei finanziatori dell'impresa (la Curia Romana, i Medici o signori
locali) sicuramente vi prese parte la famiglia Monaldeschi (come
ricordato dagli stemmi negli angoli della vela delle Vergini)
con lasciti erogati nel 1462,' 94, '98; la decorazione della
Cappella, iniziata nel 1447 e terminata nel secondo decennio
del Cinquecento, fu comunque realizzata sotto l'attento controllo
e con fondi propri dell'Opera, come testimonia, ancora oggi,
lo stemma della Fabbrica collocato sull'arco d'ingresso.
Inizialmente il compito di affrescare
le volte e le pareti fu affidato al frate domenicano Giovanni
da Fiesole, noto come il Beato Angelico, famoso per i suoi soggetti
spirituali, il quale aveva già lavorato per il papa ai
Palazzi Vaticani. Attenendosi ad un programma iconografico incentrato
sul Giudizio Universale, egli eseguì i disegni
della crociera sopra l'altare, dipingendo, insieme ai suoi aiuti
Benozzo Gozzoli e Pietro di Nicola Baroni di Orvieto, soltanto
due vele: Cristo Giudice ed i Profeti; alla bottega
dell'Angelico è da attribuire anche la decorazione dei
costoloni con motivi floreali e vegetali e delle cornici di
riquaratura delle vele con ritratti all'interno di medaglioni.
Richiamato il maestro in Vaticano da Nicola V alla fine dell'estate
del 1447, i lavori subirono un'interruzione di circa cinquant'anni
a causa della difficile situazione politica creatasi ad Orvieto
dopo l'uccisione di Arrigo Monaldeschi. |
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Dopo lunghe trattative con
vari artisti, in particolare col Perugino, l'Opera stipulò,
nel 1499, un contratto con Luca Signorelli, noto per la sua
abilità nell'eseguire figure umane, allora impegnato
a Monte Oliveto Maggiore (vicino Siena) nella decorazione del
chiostro del convento.
Portata a compimento la decorazione delle
vele della prima campata iniziata dall'Angelico (Apostoli
e Angeli con i simboli della Passione), il Signorelli,
attenendosi al tema prestabilito, eseguì, insieme ai
suoi aiuti ( tra cui il figlio Antonio), le pitture della volta
verso l'ingresso, dopo averne realizzato i disegni (1499-1500).
Approvato dall'Opera il progetto da lui presentato per gli affreschi
delle pareti, tra il 1500 e il 1504 il pittore cortonese completò
il ciclo pittorico, eseguendo personalmente le figure più
importanti.
L'assetto attuale della Cappella è il risultato di una
serie di trasformazioni che includono rifacimenti, opere di
manutenzione, restauri.
Nel 1579 vi fu collocata la statua marmorea della Pietà
dello Scalza (poi rimossa) e nel 1622 vi fu trasferita l'antica
pala d'altare con l'effige della Madonna della Tavola o di S.
Brizio (fine XIII, inizio XIV sec.), da cui deriva l'altro nome
della Cappella.
Da ricordare è la settecentesca edificazione dell'altare
tardo- barocco detto della Gloria, opera di Bernardino Cametti
(1712-1715), realizzato in sostituzione del tabernacolo dell'Assunta.
Sempre al XVIII sec. risalgono la collocazione
del sepolcro del Cardinal Nuzzi (1717, poi rimosso) e la risistemazione
della Cappella della Maddalena da parte della famiglia Gualterio.
Da metà '800 si intensificarono gli interventi nell'ambito
di una vicenda conservativa che arriva fino agli ultimi restauri
(1989-96), i quali hanno interessato la struttura muraria e
soprattutto il ciclo pittorico col duplice obiettivo di migliorare
le condizioni climatico-ambientali della Cappella e di ristabilire
i toni originali dei colori, riportando anche alla luce parti
inedite degli affreschi dietro l'altare e all'interno di un'intercapedine
nella parete occidentale. |
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