Inserendosi
perfettamente nella tradizione orvietana della scultura narrativa
in marmo (presente nella facciata del Duomo) i due altari posti
nei due bracci della crociera appartengono all'esiguo gruppo
di opere cinquecentesche risparmiate
dalle demolizioni di fine '800.
L'altare di destra, nato come cappella della famiglia Monaldeschi,
è dedicato all'Adorazione dei Magi e fu realizzato,
su disegno di Michele Sanmicheli, tra il 1538 e il 1546 ad opera
degli scultori Simone Mosca e Raffaello da Montelupo, che portarono
a compimento il lavoro avviato dallo stesso Sanmicheli; a fare
pandant è visibile nel braccio sinistro l'Altare della
Visitazione, opera di Francesco Moschino e di Ippolito Scalza
per alcune parti decorative (1546-54).
L'iconografia dei due altari, di certo non riducibile alla semplice
esaltazione dei Monaldeschi, allude a temi cristologici e rappresenta
quel che resta di uno schema |
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decorativo che doveva svilupparsi
nelle cappelle delle pareti perimetrali; non si trattava di
un singolo e sporadico tentativo di "abbellimento",
ma era uno dei molteplici e graduali interventi, poi confluiti
in un programma unitario, volti a dare un nuovo aspetto a tutto
l'interno del Duomo. Facendo da cornice all'altare maggiore,
i due altari della crociera crearono un senso di equilibrio
nel transetto, favorendo così quella ricerca di regolarità
formale, di unità decorativa e simmetria assiale, tipiche
del gusto cinquecentesco, che, da questo momento in poi, animarono
tutti gli interventi all'interno della cattedrale.
Le navate, il transetto, la controfacciata
non furono sempre austeri, spogli e privi di decorazione come
li vediamo oggi; prima del "ripristino
ottocentesco" molti elementi decorativi, risalenti
al '500, facevano bella mostra di sé, come testimoniano
documenti d'archivio e alcune
stampe del '700 (1765). |
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