La tribuna
si presenta come un grande vano cubico innestato con difficoltà
nel transetto; le strombature linearistiche dell'arcone d'ingresso,
il loggiato che gira sopra il finestrone, la vetrata colorata
della quadrifora rappresentano il tentativo, non completamente
riuscito, di ridurre la rigidezza della superficie di fondo
armonizzandola con il corpo longitudinale.
L'intera struttura absidale è animata da un vasto ciclo
pittorico costituito dalle Storie della Vergine, che
occupa oltre 2.700 metri quadrati, nascondendo le membrature
della volta e dando colore alle arcate del matroneo.
Nel 1370 il vescovo, le autorità cittadine, i Soprastanti
dell'Opera commissionarono gli affreschi al pittore e mosaicista
orvietano Ugolino di Prete Ilario, che si era già distinto
nel cantiere della cattedrale per aver realizzato tra il 1357
e il 1364, insieme a Fra' Giovanni di Leonardello, le pitture
della Cappella del SS.mo Corporale,
dando saggio del carattere innovativo, della ricerca spaziale
e del gusto narrativo tipici della sua arte.
Egli lavorò per quattordici anni alla decorazione pittorica
della tribuna, avvalendosi di ben dodici aiuti, tra i quali
Cola Petruccioli e Andrea di Giovanni, che eseguirono anche
il finto coro alla base degli affreschi, probabilmente a chiusura
del ciclo.
Incerta è la notizia, riportata
dal Fumi di un'interruzione dei lavori, forse dovuta alla morte
di Ugolino (avvenuta presumibilmente nel 1384), che avrebbe
lasciato incompiuta la parete sinistra.
Dopo circa un secolo il problema conservativo delle pitture
avviò una serie di rifacimenti |
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che videro protagonisti artisti
diversi; il primo fu Giacomo da Bologna (1491-4), che lavorò
alle volte e ad alcune porzioni delle pareti (le due scene della
Dormitio Virginis), cercando di imitare la maniera di
Ugolino. Nel 1492 il Pinturicchio, cancellando le vecchie pitture
rovinate, ridipinse sul lato destro due Evengelisti e due Dottori
della Chiesa restano solo S. Marco e S. Ambrogio), terminati
dopo un difficile rapporto di lavoro con l'Opera. Pittore già
affermato per gli affreschi eseguiti nell'appartamento Borgia
in Vaticano, egli si attenne alla maniera e al gusto della sua
arte e della sua epoca, anziché utilizzare gli stilemi
trecenteschi.
Gli interventi successivi (1497-9) sono
di Antonio da Viterbo, detto il Pastura, che realizzò
alcune integrazioni nel secondo e terzo registro dal basso della
parete sud, conservando l'impianto originario e rifece interamente
alcune scene nel registro inferiore adeguandosi al tessuto pittorico
preesistente.
Rimasti a lungo coperti dalla polvere, gli affreschi della tribuna
nel XIX sec. furono oggetto di frequenti ripuliture, come quella
effettuata nel 1845 da alcuni artisti russi (Nicolas Benois,
Alexander Resanoff e Alexander Krakau dell'Accademia del Disegno
di Pietroburgo), tedeschi (George Friedrich Bolte e Karl Gottfried
Pfannschmidt) e da due pittori orvietani (Vincenzo Pasqualoni
e Vincenzo Pontani), e di ridipinture, come quella realizzata
nel 1926 da Lorenzo Cecconi Principi, Giulio Masini e Luigi
Branzani.
Gli ultimi interventi degli anni '90 del '900 completano il
quadro della lunga vicenda conservativa. |
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