Mossa
dal desiderio di sistemare l'interno della cattedrale, ancora
Medioevale, secondo uno stile moderno ed uniforme, nel XVI sec.
l'Opera del Duomo si rivolse ai migliori scultori, pittori e
stuccatori del tempo per proseguire e completare, nel ruolo
di principale committente d'arte, un progetto di ristrutturazione
avviato nel 1536 da Paolo III Farnese.
Rappresentando alcuni ideali di riforma della sua epoca, il
pontefice, particolarmente legato ad Orvieto, fece spostare
il coro ligneo dei canonici dall'inizio
della navata centrale alla tribuna,
rendendo così visibile l'altare maggiore che da centro
devozionale divenne anche centro visivo della chiesa; fece pavimentare
l'area occupata dal coro con una decorazione a gigli farnesiani,
ancora visibili; non fu invece realizzato il nuovo soffitto
a cassettoni progettato per il papa da Antonio da Sangallo il
Giovane.
Al rinnovamento promosso da Paolo III
seguì la costruzione, voluta dalla Fabbrica, dei due
altari della crociera; tra il 1550-1560 le cappelle delle navate
furono adornate con altari, sculture e rilievi decorativi in
stucco, affreschi e pale d'altare raffiguranti Storie dei miracoli
e della Passione di Cristo.
Nel 1560 venne collocato sull'altare maggiore un nuovo tabernacolo
ligneo, progettato da Raffaello da Montelupo e scolpito dallo
Scalza, andato interamente perduto, se non per le decorazioni
pittoriche eseguite da Cesare Nebbia (1563), oggi conservate
presso il Museo dell'Opera.
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Contemporaneamente iniziò
l'esecuzione delle prime grandi statue marmoree, che poi costituiranno
le serie degli Apostoli e dei Santi che, dislocati
in tutta la chiesa, rafforzavano con la loro presenza fisica
il messaggio liturgico.
L'attenzione fu quindi spostata alla parete
di controfacciata, che assunse un aspetto "scenografico"
grazie alla sapiente combinazione di pittura, scultura e architettura
prevista dal progetto dello Scalza (1579); dal punto di vista
iconografico invece si tornava al tradizionale schema devozionale
del Duomo: quello mariano.
A completamento della trasformazione interna fu posto nella
zona superiore del transetto sinistro il grande organo (opera
dello Scalza, 1580) che, con la sua ricca ornamentazione, la
sua policromia, le sue dorature, ancora oggi sembra alludere
all'intero impianto decorativo barocco e manierista.
Alla realizzazione di questi interventi presero parte molti
artisti famosi provenienti dai grandi centri artistici del tempo:
Taddeo e Federico Zuccari, il Pomarancio, Gerolamo Muziano (oltre
naturalmente a quelli già menzionati); figure di spicco
furono i due artisti orvietani Ippolito Scalza, per la parte
architettonica e scultorea, e Cesare Nebbia, per quella pittorica,
dei quali restano numerosi progetti al Museo dell'Opera.
A parte la levatura delle maestranze, il progetto decorativo
del XVI sec. assunse una grande importanza storica perché
considerato la prima applicazione dei dettami del Concilio di
Trento in materia d'arte. |
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