I fianchi
del Duomo, non toccati dagli interventi del Maitani o dai lavori
cinque-seicenteschi, testimoniano le soluzioni formali adottate
dal primo architetto del Duomo. L'originalità del primitivo
disegno architettonico è racchiusa nel prolungamento
dei fianchi, caratterizzati dalla serie di cappelline estradossate,
estesa, con serrata cadenza, nella testata del transetto, ad
unire in un solo ritmo fiancata e nave trasversale.
"Questo rivela che il tema architettonico dominante era
quello di realizzare l'effettiva e piena unità nell'intera
figurazione sui fianchi del Duomo, senza più alcun limite
di separazione tra il fianco vero e proprio e il lato corto
del transetto: compito di una difficoltà grandissima,
ma la risoluzione creata ha conquistato l'unità formale,
identificando sullo stesso piano verticale le pareti delle navate
basse e del transetto e architettando questa superficie, dal
contorno di gigantesca 'L' rovesciata, come fronte di un corpo
unico" (R. Bonelli).
L'intervento del Maitani, con la costruzione
delle coppie di archi rampanti contrafforti e speroni sulle
testate del transetto, avrebbe annullato la novità architettonica
proposta dal Maestro del Duomo e, nello stesso tempo, avrebbe
annullato il riferimento alla committenza pontificia, testimoniato
con il diretto riferimento alla analoga serie di cappelline
estradossate presente nella sala |
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del Concistoro di Leone III,
nel complesso architettonico e monumentale del Laterano.
Altro testimone del clima culturale ed artistico proprio del
cantiere del Duomo anteriore all'arrivo del Maitani è
la c.d. Porta del Vescovado, che si apre sul lato sud della
cattedrale. Qui i lavori a traforo dello strombo del portale
e l'architrave in bronzo, opera firmata da Rubeus, testimoniano
la presenza di maestranze nordeuropee operanti nella loggia
del Duomo sotto la direzione dell'enigmatico maestro Ramo di
Paganello.
Di minore importanza le due porte che
si aprono lungo il fianco settentrionale del Duomo. La c.d.
Porta del Corporale (o di Postierla o di Vignarco), posta tra
la quinta e la sesta cappellina estradossata (ora tra l'ultima
cappellina e la parete della Cappella del Corporale), fu murata
durante i lavori cinque-seicenteschi e riaperta soltanto in
tempi recenti, durante i restauri della fine dell'ottocento;
in quell'occasione si provvide al rifacimento dell'architrave
in bronzo (opera di Adolfo Cozza), delle mensole, della cornice
e della lunetta (lavoro dello scarpellino Montanucci). La c.d.
Porta dei Canonici (o di Canonica), che si apre tra la terza
e la quarta cappellina estradossata, è piccola e semplice
ed in epoca tarda le fu sovrapposta un'orribile tettoia "che
guasta l'intera veduta della fiancata" (Bonelli); unico
motivo di mensione è la Madonna in trono col Bambino,
affresco di Andrea di Giovanni (1412). |
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