"Occhio
aperto nel cuore della facciata a darle vita" (R. Bonelli),
punto di convergenza dell'intera composizione, il rosone è
costituito da un'armatura di colonnine e capitelli, membrature
e motivi ornamentali ogivi disposti in doppio giro attorno alla
testa del Redentore, che ne rappresenta il centro.
Opera eseguita tra il 1354 e il 1380 e tradizionalmente attribuita
al fiorentino Andrea di Cione, detto l'Orcagna, ma forse iniziata
da Andrea Pisano (1347-1348), la rosa è iscritta in due
cornici quadrate, di cui l'esterna è suddivisa in formelle
quadrilobe contenenti cinquantadue testine a rilievo.
Gli angoli compresi tra il cerchio e il
primo riquadro sono ornati da mosaici, eseguiti da Piero di
Puccio nel 1388 e molto restaurati raffiguranti i |
|
quattro Dottori della Chiesa
(S. Agostino, S. Gregorio Magno, S. Girolamo, S. Ambrogio).
A contornare il rosone, sempre nel '300, furono realizzate sei
nicchie binate per lato, opera di Petruccio di Benedetto da
Orvieto (1372-88), all'interno delle quali furono inserite le
statue di marmo dei Dodici Profeti.
Più tardo è l'ordine di
edicole a forma di conchiglia, compreso tra l'occhio ed il frontespizio;
tale soluzione, realizzata da Antonio Federighi tra il 1451
e 1455, elevando la cuspide centrale, ha eliminato lo squilibrio
tra l'altezza delle tre sezioni della fronte, dando alla stessa
una maggiore verticalità.
Le statue in travertino delle nicchie abbinate rappresentano
i dodici Apostoli e sono opere di artisti cinquecenteschi.
|
|