Incerto
e misterioso per l'ideatore e la cronologia, il programma scultoreo
a bassorilievo illustrato alla base dei quattro pilastri della
facciata del Duomo rappresenta Storie del Vecchio e del Nuovo
Testamento.
Già definite "sermoni di pietra", le singole
scene, disposte in registri diversi e divise da tralci d'acanto,
d'edera e di vite, enunciano, con sapienza narrativa, un preciso
messaggio dottrinale ed escatologico. Si tratta della Storia
dell'umanità dalle origini alla fine del mondo, in cui
è fondamentale il ruolo svolto dal mistero dell'Incarnazione
e dalla vita di Cristo; un'attenzione particolare è riservata
a temi come la Redenzione ed il Giudizio Universale. A fare
da raccordo tra la vecchia e la nuova alleanza è la Vergine
Maria, advocata del genere umano e portatrice di salvezza.
Molteplici sono le fonti narrative, esegetiche
ed iconografiche liberamente utilizzate nell'elaborazione di
questo programma: si va da un possibile prototipo orientale
dell'Albero di Jesse (area bizantina, seconda metà del
XIII sec.) per i rilievi del secondo pilastro, a modelli romano-benedettini
per i pilastri esterni, a cui si uniscono il ricorso alla tradizione
classica nella rappresentazione dell'anatomia, i riferimenti
francescani nella concezione della natura e un'attenzione alle
idee di S.Paolo nell'illustrazione del Giudizio finale.
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La differenza di stile dei
rilievi ha permesso di individuare due fasi di esecuzione: una
più antica e legata al c.d. "cantiere
pontificio", (cui appartengono i pannelli dei pilastri
interni), l'altra riconducibile al generale mutamento di indirizzo
artistico e alla venuta di Lorenzo
Maitani.
Dalle origini fino al 1303 circa lavorò
alla decorazione scultorea della facciata una bottega caratterizzata
da una cultura eclettica: maestranze francesi, tedesche, inglesi,
polacche, spagnole, guidate dal "primo Maestro del Duomo",
forse identificabile con lo scultore oltremontano Ramo di Paganello,
introdussero ad Orvieto una lettura nuova, francesizzante della
cultura plastica di Nicola Pisano, ricca di riferimenti alle
sculture delle grandi cattedrali francesi del sec.XIII.
Allontanato lo scultore dei primi rilievi e superata la congiuntura
critica della Fabbrica, la decorazione dei pilastri interni
fu completata, presumibilmente, a partire dal 1304, dal secondo
maestro, il c.d. 'maestro sottile', indicato da molti come lo
stesso Lorenzo Maitani. Pur rispettando, a volte con difficoltà,
un criterio di uniformità, il 'maestro sottile' rivelò,
soprattutto nel primo pilastro, eseguito per ultimo, il suo
modo tutto personale e moderno di intendere il gotico nordico
attraverso l'elaborazione dell'arte classica in uno stile narrativo
raffinato, ricco di particolari, di realismo e animato dal"sentimento
della storia". |
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