Le origini
La posa della prima pietra, benedetta da papa Nicola IV e calata
nell'area della vecchia chiesa cattedrale
di S. Maria e di quella capitolare di S.
Costanzo, risale al 1290. Il progetto iniziale, elaborato
dal primo architetto del Duomo, rimasto sconosciuto, prevedeva
una pianta basilicale a tre navate con sei cappelle laterali
semicircolari per lato, transetto voltato a crociera e non sporgente
e abside semicilindrica. Nella prima fase i lavori erano diretti
da fra' Bevignate e la responsabilità artistica affidata
a Ramo di Paganello.
L'intervento di Maitani
Edificate le navate ed il transetto, quando l'apparato murario
era giunto al livello d'imposta del tetto, si verificò
un momento critico per il cantiere,
risolto con la chiamata ad Orvieto di Lorenzo Maitani. Ufficialmente
giustificato dalla presunta instabilità delle pareti
del transetto, in realtà l'intervento dell'architetto
senese travalicava l'ambito puramente tecnico ed esprimeva un
profondo mutamento del gusto e del programma artistico, che
affondava le sue radici nel contesto più ampio della
storia politica e sociale della
città.
Alterando l'armonica unità e continuità dell'architettura
primitiva del Duomo, il Maitani costruì le inutili e
"antiestetiche" strutture di sostegno: contrafforti,
speroni, archi rampanti e, dopo aver concentrato la sua attenzione
sulla decorazione della parte inferiore della facciata,
ne modificò la parte superiore progettando la soluzione
tricuspidale.
Il completamento
l'impianto originario della cattedrale fu ulteriormente modificato
dalla sostituzione dell'abside semicircolare con l'attuale tribuna
quadrata (1328-1335); tra il 1335 e il 1338 fu voltato il transetto
e successivamente, negli spazi ricavati tra i contrafforti e
i rampanti, furono erette la Cappella del
Corporale (1350-1356), la nuova Sacrestia (1350-1365) e
la cappella Nuova o di S.Brizio (1408-1444).
Dopo il Maitani, morto nel 1330, numerosi capomaestri assunsero
la direzione dei lavori: |
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suo figlio Vitale, Niccolò
Nuti (1331-5), Meo Nuti (1337-9), ancora Niccolò (1345-7),
Andrea Pisano (1347-8), Nino Pisano (1349), forse Matteo di
Ugolino da Bologna (1352-6), Andrea di Cecco da Siena (1356-9),
Andrea di Cione detto l'Orcagna (1359-80), cui si deve il rosone,
e altri architetti senesi, tra cui Antonio Federighi (1451-6),
che introdusse le forme rinascimentali con l'inserimento delle
dodici edicole della facciata.
Nel 1422-5 fu realizzata la gradinata esterna con marmi bianchi
e rossi; circa trent'anni più tardi veniva concluso il
corpo di fabbrica dell'edificio con il completamento del tetto
della tribuna e delle Cappelle.
Le realizzazioni cinquecentesche:
nel XVI sec. un'ansia di rinnovamento, rompendo la conformità
al progetto trecentesco, determinò una profonda trasformazione
del Duomo in chiesa controriformata, secondo i dettami del Concilio
di Trento ed il gusto manieristico. La controfacciata e le navate
laterali furono decorate con stucchi, affreschi,
pale d'altare, tutti elementi previsti, insieme alle statue
marmoree disposte in tutta la chiesa, da un programma stilistico
ed iconografico unitario elaborato ed eseguito, tra gli altri,
da: Raffaello da Montelupo, Federico e Taddeo Zuccari, Girolamo
Muziano, Simone Mosca e dagli orvietani Ippolito Scalza e Cesare
Nebbia.
Sempre nel '500 venne rifatto il pavimento e fu completata la
facciata, che due secoli dopo, fu privata dei mosaici
più antichi, sostituiti da copie.
I restauri
l'ultima fase di interventi sul Duomo si apre alla fine del
'700 con i restauri della facciata e culmina con la rimozione
delle decorazioni barocche promossa dal l'ing. Carlo Franci,
dallo storico e archivista Luigi Fumi e dall'ing. Paolo Zampi
"per riportare la cattedrale alla sua primitiva bellezza"
(1877-1888).
Anche nel XX secolo non sono mancati rifacimenti e restauri;
sono da ricordare quelli del pavimento, della nuova cripta,
dei cicli pittorici delle Cappelle e della tribuna, dei bassorilievi,
dei mosaici e la sistemazione delle nuove
porte dello scultore Emilio Greco (1970). |
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